Comunicazione in Abruzzo

Agenzia di comunicazione ad Avezzano, L'Aquila, Pescara, Teramo e Chieti

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la comunicazione secondo Agenzia.net


Nel 1906 Giosuè Carducci, a proposito dell'impossibilità di tornare al passato, con il treno che continuava rapido il suo viaggio, ha scritto:

Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
E a brucar serio e lento seguitò.

... il tempo ... ah come passa il tempo ...


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*Perchè e come comunichiamo

Se non si tiene conto del perchè e del come funziona la comunicazione, non si capisce e come la comunicazione pubblicitaria funziona.

Il perchè della comunicazione è semplice: come diceva Paul Watzlawick, non si può esistere senza comunicazione. Il comportamento - qualsiasi comportamento, inattività compresa - ha in sé il valore do comunicazione quando si verifica in presenza di un osservatore. Per questo diciamo che ogni organismo la cui esistenza viene percepita da un altro organismo non può non comunicare qualcosa all'altro.

Qualsiasi organismo comunica nel primo modo: esistendo, esprime se stesso (non importa quanto consapevolmente) modificando l'ambiente in cui si trova. Qui stiamo parlando di organismi nel senso più ampio di sistemi organizzati e capaci di interagire con quanto li circonda, con l'obiettivo di garantirsi condizioni utili alla sopravvivenza: moscerini della frutta, elefanti, esseri umani, aziende, partiti politici.

Nel momento in cui vi accorgerete del moscerino della frutta che tenete in mano, quello vi ha comunicato qualcosa. Voi di conseguenza reagite: decidete se scacciarlo, schiacciarlo o lasciarlo li. Qualsiasi vostra reazione (in realtà quando si parla di comunicare si parla di retroazione o feedback) all' azione precedente del moscerino orienta il suo comportamento successivo, e cosi via, fino a quando ciascuno sarà in grado di percepire l'altro e di retroagire in modo conseguente con i propri individuali obiettivi.

Noi chiamiamo comunicazione ogni scambio di segnali che avviene tra organismi (almeno due), ciascuno dei quali perpcepisce l'altro e retroagisce all' informazione che questo gli trasmette.

La comunicazione prodotta è tanto più complessa, strutturata e ricca quanto sono più complessi gli organismi coinvolti.

Quanto più gli organismi sono complessi, infatti tanto più la loro comunicazione può essere - anche - intenzionale: le api che danzano, le scimmie che si spulciano e noi che ci telefoniamo condividiamo l'intenzione di trasmettere ad un interlocutore un contenuto di informazione, e l'obiettivo di far si che l'interlocutore retroagisca in una certa maniera. Insomma gli organismi complessi possono decidere di comunicare qualcosa facendo progetti sulle possibili retroazioni dell' altro.

Se esprimersi è facile (dicevamo che basta esistere), trasmettere a qualcuno un' informazione che ha un obiettivo non lo è per niente.

Sul fatto che abbiamo cominciato a comunicare tra noia e gesti e grugniti circa due milioni di anni fa, e che nel tempo abbiamo imparato a farlo in maniera ricchissima trasmettendoci ogni contenuto immaginabile, noi esseri umani abbiamo fondato la nostra cultura e la nostra società, il nostro senso dell' identità e il nostro apprendimento come individui, la nostra evoluzione come specie.

Noi comunichiamo con parole e comportamento. Pichè il fatto stesso di parlare (e poi, a un certo punto, di smettere di parlare) è un comportamento, possiamo dire che qualsiasi nostra comunicazione impersonale è fatta di comportamento che include parti verbali.

Come dire che le parole che noi pronunciamo sono "incluse" nel mondo in cui parliamo (o in cui stiamo in silenzio) e nel nostro avre un corpo, una faccia, un' espressione, una gestualità che comunichiamo in sé.

Ma anche la tipografia di un testo scritto ha un corpo e un "carattere" (non è un caso che si chiamiamo cosi) che ci comunicano qualcosa in sé, al primo sguardo, quando ancora non siamo andati a leggere le parole; cosi come un discorso che sentiamo per radio ha un tono e un ritmo e pause che esprimono qualcosa.

Mentre la parte verbale della comunicazion "dice" qualcosa, quella non verbale "suggerisce" qualcosa. Ovviamente è molto importante, per il buon esito della comunicazione, che quando viene detto non sia in contrasto con quanto viene suggerito, anche perchè, nonostante le apparenze, tendiamo a credere più ai messaggi non verbali, meno facili da contraffare, che a quelli verbali.

Per descrivere sommariamente come comunichiamo dobbiamo tirare in ballo alcuni - pochi - concetti di base: segnale, rumore, informazione, significato, codice, senso.

*La pubblicità - Annamaria Testa - Editore: il Mulino.


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